HUGS

Ti ho pensato, sai.
Spero che la storia che quando qualcuno ti pensa, ti fischiano le orecchie, funzioni ancora. 
E se invece non è una funzione disponibile nel nostro pacchetto, non importa. Te lo farò sapere così.

Colpa di una foto dimenticata, lasciata appesa al calendario.
Ho girato il mese, e siamo comparsi noi. 
Il tuo sorriso, la mia colazione. E due fette di pane con la nutella.
Del tè. Con te. 
Era il momento che preferivo. 
Sarà per quello che ho il telefono invaso di foto di noi due che, ancora con gli sguardi stropicciati, cercavamo di bere dalle nostre tazze.
Io quella rossa e tu quella gialla, perchè era più facile vedere dentro, mi avevi detto.
E nonostante tu non fossi di quello stesso colore, vedevo benissimo dentro di te.
I tuoi pregi, anche quelli che ti ostentavi a non far conoscere a nessuno, convinta fossero sciocchezze.
Ma anche i tuoi momenti no. I tuoi lunghi silenzi a guardare il pavimento con lo sguardo basso alla ricerca delle parole, spesso soffocate da quel mucchio di lacrime. Tu, donna dal pianto facile.
Ho visto scendere le tue lacrime sulle tue guance, sul tuo fondotinta, passando anche dal tuo rossetto.Ma non è mai servito a nulla solamente asciugarle. É come voler curare i sintomi, lasciando che quella che ne è la causa continui.
E quindi, improvvisandomi dottore, ti strappavo la prima ricetta. E il primo sorriso.

Con autorevolezza, il suo medico le prescrive: abbracci.
Da consumarsi in dosi giornaliere, almeno dieci volte al dì. 
Può avere effetti indesiderati anche gravi, quali dipendenza. Leggere attentamente il foglietto illustrativo, non somministrare al di sotto della dose consigliata, se il sintomo persiste abbracciare il medico.

A furia di stringerci forte, giorno dopo giorno dopo giorno, tutti quei pezzi rotti sparsi qui e la in noi si sono rimessi insieme. 
Ed insieme a loro, anche noi.

D.

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