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C’è chi dice che dovremmo vedere “San Valentino” come l’anagramma di “Na sveltina no?” e che nella vita abbiamo sbagliato tutto.
Io invece, voglio ancora credere che non abbiamo sbagliato niente, se non il buco della serratura qualche notte tornando a casa!

Voglio poter credere che la fuori ci sia ancora una donna che aspetta il giorno di San Valentino come i bambini aspettano la fine della scuola! Che attenta quel giorno, che si prepari in anticipo come quando si prepara uno di quegli esami da cinque libri di giurisprudenza. 
Che ci metta ore a scegliere un vestito, e non trovandone uno adatto come la maggior parte delle volte accade, che setacci l’intera città alla ricerca di quello perfetto. E non contenta, che entri nel negozio di scarpe affianco per tornare a casa con ben due paia, che come dicono loro, non si sa mai! 

Voglio poter credere che esista ancora la speranza nel cliché più scontato del mondo: lui che aspetta il 14 febbraio per farle la proposta, o perché no, il regalo di un viaggio. Ha poca importanza il dono, se lo si incarta per bene, e lo si chiude con una bella solida scatola di sentimenti e fiocchi.
Voglio credere che il romanticismo non sia finito, e che questo giorno sia solamente una scusa in più per giustificarsi di esserlo, in pubblico! Di fronte a tutti. Un po’ come lo è Carnevale, un giorno qualunque per potersi travestire e non sembrare troppo bizzarri. 

Voglio essere quello strano in mezzo ad una folla di altri come me, che tengono per mano la propria donna, mentre nell’altra lei tiene una rosa rossa, che si nasconde d’invidia tra le foglie perché non è bella quanto chi la sta tenendo. Una rosa rossa come quella che rubai da quelle del giardino di mio padre, rischiando la vita se solo se ne fosse accorto. 

Voglio tornare a quando avevo quindici anni e dovevo metter via tre mesi di paghetta per poterle comprarle il regalo di San Valentino, che porco giuda quanto costava quel braccialetto in argento che ha visto quel pomeriggio in vetrina. Erano i regali più sudati della mia vita. Eppure, alla fine, ne valeva mille volte di più, solo per vederla con quel sorriso abbracciarmi per aver ricevuto quello che di più sognava, dalla persona che di più sognava! 

Voglio pensare che la fuori ci siano solo bizzarre persone che hanno smesso di vergognarsi di tenere a qualcuno e che, per un giorno, abbassino tutti i muri che hanno eretto negli anni per dare un’occasione all’altro mucchio di simili strane persone, che stanno cercando solamente un modo di lasciare anche un solo piccolo segno, il più delle volte indelebile, su di uno spazietto rosso che si chiama cuore.

D.

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